sabato 3 settembre 2016
PERCHE' IL CERVELLO PREFERISCE LA CARTA
Il cervello umano può percepire un testo nella sua totalità come una specie di paesaggio fisico. Quando leggiamo, costruiamo una rappresentazione mentale del testo. Al voltare pagina di un libro di carta, si realizza un'attività simile a quella che lascia un'impronta dietro l'altra su un percorso, c'è un ritmo e un registro visibile dello scorrere delle pagine stampate.
Molti studi dicono che allo schermo si legge più lentamente ed inoltre si ricorda meno. C'è una "fisicità" nella lettura, dice Marzanne Wolf dell'Università di Tufts. Le persone hanno bisogno di sentire la carta mentre leggono, il cervello lo chiede inconsciamente.
Noi siamo nati con circuiti cerebrali dedicati alla lettura, perchè la scrittura si inventò poco tempo fa nella nostra evoluzione: all'incirca quattro millenni avanti Cristo. Nell'infanzia, il cervello costruisce nuovi circuiti per leggere e a tal fine usa parte di altri circuiti dedicati alla parola, alla cui abilità si aggiunge la coordinazione motoria e la visione.
Il cervello comincia a riconoscere le lettere in base alle linee curve e spazi, e utilizza processi tattili che richiedono occhi e mani. I circuiti di lettura dei bambini di 5 anni mostrano attività quando praticano la scrittura a mano, al contrario restano inattivi quando si scrivono lettere su una tastiera.
Oltre a trattare le lettere individuali come oggetti fisici, il cervello umano può percepire un testo nella sua totalità come una specie di paesaggio fisico. Quando leggiamo, costruiamo una rappresentazione mentale del testo. La natura esatta di tali rappresentazioni resta chiara, però alcuni ricercatori credono che siano simili a una mappa mentale che creiamo di un terreno, come montagne e città, e di spazi fisici interni, come uffici e stanze.
In parallelo, la maggior parte dei casi, i libri di carta hanno una topografia più evidente del testo sullo schermo. Un libro di carta aperto rappresenta due domini chiaramente definiti: pagine di sinistra e di destra e un totale di otto angoli dentro i quali ci si orienta. Al voltare le pagine di un libro di carta si realizza un'attività simile a quella che lascia un'impronta dietrao l'altra su un percorso, c'è un ritmo e un registro visibile dello scorrere delle pagine. Tutte queste caratteristiche permettono di formare una mappa mentale, coerente, del testo. Al contrario, la maggiorparte dei dispositivi digitali interferiscono con la navigazione intuitiva di un testo e nonostante gli e-readers (libri elettronici) e tablets riproducano il modello di pagine, queste sono effimere. Una volta lette, queste pagine svaniscono.
"La sensazione implicita di dove Lei sta in un libro fisico diventa più importante di ciò che credevamo", dice l'articolo della Scientifican American. Si pone anche in questione che i fabbricanti di libri elettronici abbiano riflettuto sufficientemente su come sia possibile visualizzare dove sta il lettore in un libro.
In uno studio sulla comprensione del testo, comparando alcuni alunni che avevano letto su carta con altri che avevano letto in versione PDF sullo schermo, si osservò che i primi avevano maggior rendimento.
Altri ricercatori sono d'accordo sul fatto che la lettura basata sullo schermo può peggiorare la comprensione, poichè è mentalmente più esigente e addirittura fisicamente più faticosa che la lettura su carta. L'inchiostro elettronica riflette la luce ambientale come l'inchiostro di un libro di carta, però lo schermo dei computer, telefoni intelligenti e tablets fanno brillare la luce direttamente sul viso delle persone e la lettura può causare stanchezza visiva, dolori di testa e vista sfuocata.
In un esperimeno realizzato da Erik Wästlund, dell'Università di Karlstad in Svezia, le persone che fecero una prova di lettura comprensiva al computer ottennero risultati più bassi e diedero maggiori livelli di stress e stanchezza che le persone che eseguirono il compito su carta.
Le ricerche più recenti suggeriscono che la sostituzione della carta con lo schermo ad una età precoce ha ripercussioni svantaggiose. Nel 2012, uno studio nel Joan Ganz Cooney Center di New York reclutò 32 coppie di padri e figli da 3 a 6 anni di età. I bambini ricordarono più dettagli delle storie che avevano letto su carta, nonostante il fatto che le versioni digitali fossero arricchite di animazioni interattive, video e giochi, che in realtà deviavano l'attenzione lontano dalla narrativa.
Come risultato di uno studio che coinvolse 1226 genitori, si informò che, leggendo insieme, la maggior parte di loro e i relativi figli, prefirivano libri stampati rispetto a libri elettronici. Leggendo i libri di carta ai loro figli di età compresa tra 3 e 5 anni, i bambini potevano riportare la storia di nuovo ai loro genitori, mentre leggendo un libro elettronico con effetti sonori, i genitori frequentemente dovevano interrompere la lettura per chiedere al bambino di smettere di giocare con i pulsanti e recuperare la concentrazione sulla narrazione.
Queste distrazioni alla fine impedirono di comprendere il senso stesso delle storie lette.
Molte persone assicurano che quando vogliono realmente concentrarsi in un testo, lo leggono in carta. Per esmepio, in una inchiesta realizzata nel 2011 tra studianti post-laurea dell'Università Nazionale di Taiwan, loa maggior parte assicurò che navigava per alcuni paragrafi di un articolo on-line prima di stampare tutto il testo per una lettura più approfondita. E in uno studio realizzato nel 2003 all'Università Autonoma del Messico, circa l'80% dei 687 studenti disse di preferire leggere un testo stampato.
Statistiche sui consumatori suggeriscono che gli aspetti sensoriali della lettura su carta sono di maggior interesse per la gente, più di quanto si supponesse: la sensazione di carta e inchiostro; la opzione di ammorbidire o piegare una pagina con le dita, il fruscio distintivo di voltar pagina, la possibilità di sottolineare, di fermarsi e prendere nota, fa sì che si scelga di più la carta.
Per compensare questo deficit sensoriale, molti programmatori informatici fanno in modo di trasformare l'esperienza dei libri digitali il più simile al formato carta.
La composizione dell'inchiostro elettronico si assomiglia alla chimica tipica dell'inchiostro, e il disegno semplice dello schermo Kindle (una marca di libro elettronico) si assomiglia molto ad una pagina di libro di carta. Tuttavia, questi sforzi - che furono imitati dal concorrente Apple iBooks - finora hanno maggiori effetti estetici che pratici.
Lo scorrimento verticale può non essere la forma ideale di navigare un testo lungo e denso como nei libri di molte pagine, però siti come New York Times , il Washington Post e ESPN, crearono articoli attrattivi, altamente visivi, che non possono apparire nella stampa, poichà combinano il testo con video e files sonori.
E' probabile che l'organismo dei nuovi nativii digitali crei altre reti neuronali che gli permettano di preferire il supporto elettronico alla carta, però nel frattempo, oggi il resto della popolazione continua a preferire il contatto con le storiche pagine.
fonte: www.lavoz.com
venerdì 28 agosto 2015
lunedì 18 maggio 2015
I QUADERNI STIMOLANO L'INTELLIGENZA DEI BAMBINI
Neurologi e psicopedagogisti allertano sul rischio di sostituire i quaderni con le nuove tecnologie.
E’ impressionante la facilità con la quale i più piccoli si adattano all”era digitale”. I più svegli, a soli tre anni sono capaci già di digitare il loro nome sul cellulare dei loro genitori e di inviarlo, insieme a numerose icone, con whatsapp, con orgoglio dei loro progenitori. Gli stessi programmi educativi promuovono sempre più l’utilizzo delle nuove tecnologie, in tal modo il tablet incomincia ad essere uno strumento altrettanto abituale come lo è sempre stato il quaderno.
Apparentemente, si potrebbe pensare che in questo modo
imparano prima a riconoscere le lettere e sembrerebbe che le lunghe ore che le
generazioni anteriori hanno investito in calligrafia siano di troppo. La
rapidità con la quale i computer entrano nelle aule riduce il tempo con il
quale i bambini devono sforzarsi a scrivere a mano. Però, questo ha
ripercussioni sul rendimento scolastico?
Neuroscienziati e psicopedagogisti se lo chiedono. Scrivere
a mano ha i suoi vantaggi rispetto all’uso della tastiera. Tra questi, facilita
un miglior riconoscimento dell’ortografia, una maggior fluidità delle idee al
momento di stendere un elaborato scritto, miglior
capacità di lettura e, inoltre potenzia la memoria.
Gli studi di neuroimmagine evidenziano che il cervello si
attiva maggiormente quanto si scrive piuttosto che quando si digita. Nel primo
caso si crea una rappresentazione interna delle lettere che coinvolge l’integrazione delle aree visive e motorie del cervello. Inoltre,
si attivano aree relazionate con la
ortografia, suono e significato delle parole. Queste aree si fondono con altre fondamentali nella produzione e comprensione del linguaggio, così come nella comprensione della
lettura, ciò potrebbe spiegare le abilità che si potenziano con la scrittura.
Al contrario, quando i bambini si limitano a digitare,
stanno semplicemente rappresentando nel loro cervello una mappa della tastiera, secondo uno studio dell’Università Indiana
pubblicato in “Frontiers and Psychology”.
Maggior sforzo
mentale
Imparare a scrivere a
mano è un processo più complesso che digitare alcune lettere ed esige un
maggior sforzo da parte del cervello. E’ necessario fare una rappresentazione mentale delle lettere
che si dovranno scrivere, e ciò suppone un maggior sforzo mentale che nel lungo
tempo è più proficuo, spiega Juan
Lupiañez, direttore del gruppo di Neuroscienze Cognitive dell’Università di
Granada. I caratteri che i bambini si sforzano di mettere per iscritto non sono
sempre uguali, come quelli della stampante, e anche questo li aiuta a
generalizzare e ad interiorizzare i caratteri essenziali con i quali si
rappresenta ogni lettera, indipendentemente dalla destrezza con la quale si rappresenti, aggiunge. Questo
apprendimento così profondo che propizia la scrittura li aiuta successivamente
a riconoscere meglio i segni che leggono, e per questo anche la comprensione
scritta aumenta.
E i vantaggi si estendono ben oltre i primi anni. Prendere nota con un computer è meno efficace per l’apprendimento che
farlo a mano, secondo uno studio pubblicato nella rivista “Psychological
Science”.
Coloro che prendono appunti a mano hanno un apprendimento più
profondo dei concetti, mentre coloro che digitano hanno un ricordo più
letterale, ma meno memoria degli
aspetti concettuali importanti della lezione, appunta Lupiañez, che lo ha
provato con i suoi alunni.
“Quando scrivi a mano non prendi nota di tutto, perchè non
c’è il tempo. In cambio, fai molti processi di integrazione e selezione di ciò che è importante ed
elabori il contenuto”.
“E’ preferibile la
scrittura a mano perché attiva più aree cerebrali”
Spiega. Al contrario, la tastiera facilita una scrittura
molto più rapida, perciò la tendenza è quella di prendere appunti alla lettera,
senza processare molto l’informazione. “A mano il processo è più dinamico,
poiché collochi frecce e vai integrando l’informazione che raccogli, qualcosa
che è più difficile fare con il computer”, spiega Lupiañez.
In ogni caso, segnala, l’importante è l’uso che si faccia
del computer, che può essere molto utile se si utilizza adeguatamente, perché
evita di memorizzare dati che si
possono cercare in internet, però esige avere le idee chiare per sapere come
trovarli.
“L’importante non è la scrittura a mano rispetto al
computer, ma piuttosto che a mano processiamo l’informazione in modo molto più
attiva rispetto all’uso della tastiera. Affinché il cervello apprenda devi
sfidarlo, metterlo al limite di ciò che conosce e ciò che non conosce. E’ in
questo modo che va acquisendo nuova
conoscenza in modo solido”, conclude.
Anche il psicopedagogista Pablo Canosa difende la scrittura
a mano, poiché “è sempre preferibile un processo che attivi più aree cerebrali,
poiché provoca miglior apprendimento, più
profondo e duraturo”. “Scrivendo a mano – spiega -, i movimento che dobbiamo
realizzare lasciano un’impronta motoria
nel cervello che facilita successivamente in riconoscimento delle lettere e
delle parole. Cioè, aiuta un miglior apprendimento della lettura”. Secondo
Canosa, professore nel Centro Universitario di Villanueva di Madrid e
vicedirettore didattico, “la
rappresentazione di ogni lettera, della sua grafia, si fissa molto meglio
scrivendo a mano che digitando sulla tastiera”.
Con la grafo
motricità, aggiunge, si sviluppa la discriminazione uditiva e visiva,
l’organizzazione spazio-temporale, la corretta pressione e prensione dello
strumento di scrittura e la padronanza della mano, tra le altre abilità.
“Imparare a scrivere non solo implica imparare le lettere e
i numeri, ma anche le abilità come il controllo motorio, la memoria e la
capacità di processare pensieri coerenti in un ordine logico”, sostiene Carmen
Pascual, la direttrice scolastica della scuola primaria Padre Coloma di Madrid.
Scrivendo a mano, fa notare, “si pensa di più a ciò che si
sta dicendo”. “La buona calligrafia riflette ordine, e non solo nella
scrittura, ma ordine nel risolvere i problemi della vita”, sostiene. I libri
attuali, specialmente nell’Educazione Infantile e nelle prime lezioni della
scuola primaria, “che è quando devono acquisire questa destrezza, non
promuovono la scrittura. A mala pena scrivono in questi, e ciò è il motivo per
il quale li abbiamo soppressi e sostituiti dall’elaborazione dei loro propri
libri” spiega.
Nonostante la tendenza generale ad accantonare la scrittura
a mano nell’educazione, altre iniziative cercano di impedire che si perda la
calligrafia. Nella Comunidad di Madrid, per esempio, le prove di Lettura,
Scrittura e Aritmerica (LEA) e la Prova di Conoscenza e Destrezza
Indispensabili (CDI) includono dettati nella parte scritta. Inoltre, ogni anno
si organizza un concorso di narrativa e poesia nel quale è obbligatorio
scrivere a mano i lavori.
lunedì 27 gennaio 2014
L'USO DI TABLETS E TOUCHSCREEN STA RITARDANDO L'ABILITA' DI SCRIVERE NEI BAMBINI
Oggi, la maggior parte dei giochi infantili si concentra in uno schermo. Da età ogni volta sempre più precoci, possono trascorrere ore con il cellulare o un tablet.
Secondo l’ultimo rapporto di Common Sense Media, una ONG degli Stati Uniti, preoccupata del benessere infantile, un bambino su tre (38%) utilizza già dispositivi mobili (cellulari o tablets) prima di imparare a parlare.
Studi hanno descritto una serie di danni derivanti da questa abitudine, che vanno da un problema di postura, fino ad un ritardo nello sviluppo del linguaggio.
Per ora, gli esperti avvertono che il loro utilizzo e, soprattutto, l’abuso potrebbero limitare o ritardare l’abilità di scrivere.
Secondo Lindsay Marzoli, terapeuta occupazionale del Learning and Therapy Corner, in Maryland (Stati Uniti), l’uso eccessivo di questi dispositivi può causare un ritardo motorio nei bambini. Questo, spiega Marzoli, dovuto al fatto che quando si utilizzano schermi tattili, i bambini non stanno costruendo i muscoli necessari alla scrittura, specialmente delle mani e delle dita.
“Se stanno sempre con un iPad e non fanno attività con carta e penna, che dovrebbero fare, i loro muscoli continueranno ad essere deboli”, disse l’esperta del sito web Cbslocal.com. “Ciò che stiamo vedendo è una gran numero di bambini con ritardi motori e diminuzione della forza muscolare in alcune aree corporee”, aggiunse.
José Rubio, kinesiologo della Clinica Las Condes, lo conferma: “L’uso eccessivo di questi dispositivi genera debolezza muscolare. I bambini trascorrono molto tempo seduti, invece di svolgere altri compiti funzionali, come correre, saltare, scalare, e questo colpisce il loro sviluppo psicomotorio e tutto ciò che succede alla motricità generale si ripercuoterà sulla motricità fine”.
Secondo l’esperto, il processo di apprendimento dei bambini è integrale. Ogni cambio in una delle sue aree, colpirà inevitabilmente anche il resto.
E la sedentarietà non è un problema di bambini obesi. L’esperto sostiene che è sempre più frequente che anche bambini con alimentazione adeguata, abbiano un’attività fisica troppo limitata e la loro massa muscolare sia inferiore per la loro età e costituzione, con una forza muscolare inferiore a quella che il suo peso richiede. “Son bambini impacciati, che sono lenti nell’alzarsi dal pavimento, che non si possono aggrappare ad ramo di un albero”, semplifica. Limitazioni fisiche che alterano la parte non verbale del linguaggio, e che inevitabilmente altererà anche il suo sviluppo.
Destro o mancino
Per María Soledad Rayo, presidente nazionale del Collegio di Educatori di Parvulos, una delle preoccupazioni che devono avere i genitori e coloro che permettono l’accesso dei bambini alla tecnologia è la bilateralità dei minori (destrimani e mancini). Questa capacità si perfeziona dopo i quattro anni, dice Rayo, perciò se in casa si ha un computer in cui il mouse è a destra e il minore lo usa con la mano sinistra, può generare ansia ed insicurezza al bambino, per non poter mostrare abilità con la mano con cui gli si sta chiedendo di eseguire un’azione.
“Stiamo portando i bambini a dimenticarsi di giocare. Dobbiamo orientare i genitori affinché non forzino lo sviluppo del bambino e che nemmeno lo sottopongano alla pressione di agire, ma che il bambino possa decidere con quale mano manipolare il mouse o lo schermo touchscreen, lasciarlo praticare senza forzare il suo utilizzo”.
Rayo dice che la scrittura è un processo nel quale i bambini inizino anzitutto ad impugnare la matita o penna con il pugno chiuso e progressivamente adotteranno la forma più adeguata. “All’inizio bisogna lasciarli giocare con i pastelli a cera, tempere, e poi mettere a loro disposizione altri tipi di matite che possano controllare. In questo caso le forbici non le manipolano bene fino ai quattro anni, però prima possono tagliare con le dita”, dice.
La raccomandazione per i genitori, dice Rubio, è stabilire regimi di utilizzo, per i dispositivi tecnologici, che non superino i 90 minuti e spronare invece altre attività. Secondo l’Accademia Americana di Pediatria, l’utilizzo di tali dispositivi non deve superare le due ore.
Fonte: latercera.com
mercoledì 8 gennaio 2014
IL POTERE DEI MANDALA
Mandala, è un disegno
simbolico e geometrico utilizzato nel buddismo e nell’induismo, il cui utilizzo
veniva già citato dai Veda, antichi testi sacri dell’Hinduismo. La sua
traduzione dal sanscrito è “cerchio”, “circonferenza” o “ciclo”. L’uso del Mandala ha tutt’oggi una funzione
rituale, promuovendo il contatto con la spiritualità, che in oriente è
percepita e proiettata nell’interiorità di ogni persona, piuttosto che
proiettata all’esterno, come in altre religioni occidentali.
Come conseguenza ad un’epoca
moderna di “crisi” di valori, di incertezza, di disorientamento, prendere contatto con la nostra interiorità sta
diventando una necessità sempre più sentita. Questo avvicinamento ad un vissuto
spirituale risale agli albori della civiltà. Il primo Mandala conosciuto, ad
esempio, è una “ruota solare”
paleolitica scoperta nell’Africa del Sud, ma anche nelle civiltà precolombiane
d’America, così come negli aborigeni d’Australia si riscontrano reperti rituali
a rappresentanti un “cerchio magico”. Così come si sono ritrovati reperti
appartenenti a civiltà babilonesi, o di cerimoniali magici medievali e rinascimentali.
Il Cerchio simbolizza dunque un limite
magico invalicabile, che separa un confine interiore spirituale e protettore,
da un esteriore manifesto e minaccioso. A cerchio sono stati costruiti i primi
santuari al cui interno si praticavano riti di preghiera, propiziatori e di protezione.
Il famoso Tempio del Cielo a Pechino ne è una delle migliaia di esempi, così
come circolare è la piazza San Pietro in Vaticano. Le più famose cattedrali cristiane
hanno un “cupolone” circolare, sotto il quale si celebra la funzione religiosa.
Le ritualità appartenenti alle
diverse culture di tutto il mondo testimoniano il desiderio che l’uomo ha
sempre coltivato di comprendere se stesso, il mondo in cui è immerso, usando allo scopo i simboli. Nella nostra vita quotidiana siamo immersi
nei simboli, poiché grazie a questi possiamo trasferire sinteticamente messaggi,
alcuni consapevoli, altri inconsapevoli. I simboli
sono rappresentazioni sul piano reale di un mondo astratto, che sarebbe
altrimenti impercettibile e quindi indefinibile.
Tra gli innumerevoli simboli di
tutte le civiltà, e delle diverse sfere spirituali, più o meno esoteriche, si
annovera il simbolo per eccellenza, l’unico universalmente riconosciuto come
perfetto:
il CERCHIO.
In esso è rappresentato l’Universo, contenente ogni potenziale
embrione di Vita, come simbolo della fecondazione
in cui nasce la vita. Rappresenta lo stato della sostanza primordiale,
impalpabile, uniforme e indifferenziata. Ciò che ancora deve manifestarsi.
Il cerchio non ha direzione, i
punti che lo compongono sono tutti equidistanti dal centro, rappresentando così
la Perfezione, ma al tempo
stesso è formato da una linea unica in cui l’inizio si fonde con la fine, e
questa con il nuovo inizio, diventando così simbolo di Eternità. Geometricamente è sprovvisto di angoli e di
rotture e perciò rappresenta l’Armonia,
e l’Unione.
In
Cina il cerchio è un simbolo che permea tutta la cultura Taoista, da cui il Tai
Ji Quan (un’antica arte marziale), la Medicina Tradizionale Cinese e la
filosofia prendono vita. Nel Tutto circolare si manifestano le due polarità Yin
e Yang, da cui nasce tutto ciò che è manifesto.
Il movimento circolare, infatti, è anche quello degli astri in cielo, che
scandisce le rivoluzioni planetarie ed il tempo
astronomico costruendone la mappa del cielo e quella dell’uomo attraverso
lo zodiaco.
Tornando al Mandala, tradizionalmente, nel Buddhismo e nell’Hinduismo esso è
costituito da un cerchio esteriore che rappresenta il Cielo, e spesso da uno
più quadrati interiori concentrici. Il quadrato rappresenta la Terra,
intendendo questa come grembo che accoglie il seme fecondatore del Cielo
(elemento maschile) per portarlo a frutto sul piano materiale in Terra
(elemento femminile).
Di Mandala ne esistono infinite varietà, tanto quanto la creatività
umana. A questa complessità si aggiunge una creazione che non è solo strutturale, ma anche cromatica, poiché dopo aver
costruito il grafico, questo viene colorato, in genere rispettando una
regolarità geometrica.
L’impegno e l’applicazione esecutorie
implicano concentrazione e contemplazione. Infatti la regolarità e la
creatività si stimolano ed al contempo si autoregolano reciprocamente, non
lasciando spazio a pensieri esterni, a fantasticherie né distrazioni. Il Mandala è per queste ragioni una forma di meditazione che aiuta a liberare la mente, facendo fluire l’energia
interiore apportando una sensazione di armonia, pace e benessere. Durante
la creazione del Mandala vengono
proiettate all’esterno le mappe dei nostri pensieri ed emozioni, quindi, con
meccanismo inconscio vengono portate alla luce della consapevolezza. Carl Gustav Jung, che per vent’anni ha approfondito
la cultura orientale, definì questo meccanismo “il processo di individuazione”, necessario a integrare il Conscio
con l’Inconscio, l’ombra con la luce, per elevarsi così ad un piano “superiore”
nell’evoluzione spirituale.
Ancora oggi il Mandala rappresenta uno strumento per riportare l’ordine interiore, se non addirittura per catalizzare una rinascita interiore. Il
vantaggio di questa tecnica è la possibilità di combinarla con altre tecniche
di rilassamento come la musicoterapia, l’aromaterapia, il canto dei mantra, le
preghiere.
Certo è che l’efficacia dei Mandala è stata confermata anche in
campo grafologico, laddove, nella rieducazione della scrittura, oltre a
riabilitare un gesto grafo-motorio coordinato, geometrico e regolare, si
raggiunge uno stato di rilassamento efficace, tanto negli adulti quanto nei
bambini. Il suo utilizzo viene ben accettato dai bambini che, con l’idea di
colorare e quindi con lo spirito del gioco, trasferiscono le proprie emozioni
sulla carta, liberandosene e lasciando spazio al respiro dell’Anima. Attraverso
un gesto grafico dalle finalità creative si dà forma ed espressione a qualcosa
che ancora non esiste, che è unico ed irripetibile. Si ritrova nel disegno,
come nella scrittura, un vissuto spirituale interiore inscindibile dalla mano
di chi scrive o disegna, rivelando simbolicamente la nostra interiorità ed
individualità.
Jennifer Taiocchi
mercoledì 21 agosto 2013
LA SCRITTURA ESPRESSIVA AIUTA A GUARIRE PIU' RAPIDAMENTE LE FERITE FISICHE
Forse i dottori dovrebbero fomentare la prescrizione
quotidiana di scrittura di diario personale; studi suggeriscono che questo
aiuti a curare le ferite fisiche quasi due volte più rapidamente del normale
Un nuovo studio dell’Università di Auckland rivela che
esprimere le proprie emozioni durante la scrittura fa guarire letteralmente il
tuo corpo più velocemente.
In questa prova controllata, si assegnarono a quarantanove
adulti sani il compito di scrivere per venti minuti al giorno, circa eventi
dolorosi (Scrittura Espressiva) o circa attività diarie (Utilizzo del tempo)
per tre giorni consecutivi.
Due settimane dopo, ai partecipanti vennero inferte ferite di
puntura di 4 mm nella parte interna del braccio. Le ferite furono fotografate
giornalmente per 21 giorni per monitorare il processo di riepitelizzazione.
All’11esimo
giorno dopo la formazione delle ferite, i partecipanti del gruppo Scrittura
Espressiva ebbero una percentuale più elevata di riepitelizzazione delle ferite
a confronto del gruppo Utilizzo del tempo, con un 76,2% contro il 42,1% di
guarigioni.
Questo
lavoro allude a un tema importante, che è la capacità di narrativa per guarire
le nostre sofferenze (è per questo che quando esprimiamo i nostri problemi, e
li capiamo, ci si toglie un peso dalle spalle) e porta addirittura più lontano
dicendo che può aiutare a guarire ferite fisiche; tuttavia omette di menzionare
che nell’esperimento potrebbero aver influito altri fattori come le capacità
curative individuali ecc. Senza dubbio però, il fatto di affrontare i temi più
intimi e difficili nella scrittura è un modo per esorcizzarli. Di cambiar loro
il luogo: dal nostro essere al foglio di carta o schermo, ed è un buon modo di
sentirsi emancipato.
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